mercoledì 20 settembre 2017

Diario Notturno 376

Molto affascinante la teoria proustiana secondo cui l'opera d'arte proverrebbe da un Io intimo, profondo, completamente estraneo all'Io sociale, mondano e superficiale della vita d'ogni giorno. Pur coesistendo nello stesso individuo i due non comunicano tra loro, al punto che affinché il primo si esprima deve tacere il secondo. Uno sensibile a un'infinità di cose, coglie le sfumature del mondo e sa renderne conto, mentre nell'altro non c'è attenzione ed equilibrio ma ricerca di consenso. 
Per attingere ad astrazioni e sottigliezze bisogna annichilire l'altro che è in noi, come fa l'hidalgo della Mancia. Non si tratta quindi di trovare una spiegazione all'ambiguità ma di modificare il punto di vista con cui si considerano le contraddizioni umane.
Ancora oggi, mentre passeggio tra la folla, mi chiedo quale dei due, se il senso estetico o la sua mancanza sia maggiormente al servizio della procreazione.





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